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Valeria Rossi
A quasi tre anni di distanza dall’album precedente, il 6 febbraio è uscito Osservi l’aria, il secondo lavoro di Valeria Rossi. Lei che era riuscita a imporsi con un tormentone come Tre parole, tiene a precisare che non ha avuto assolutamente l’intenzione di ripetersi con qualcosa di già fatto.
Valeria Rossi è anzitutto un’autrice e non un fenomeno mediatico destinato a durare il tempo di un’estate. Le abbiamo fatto qualche domanda per scoprire cosa ci sia stato dietro il nuovo progetto, quali le motivazioni e gli stati d’animo.
Valeria, a differenza di tanti artisti che in questo periodo si avvalgono sempre più spesso di collaborazioni, tu hai fatto tutto da sola. E’ stata una scelta precisa per questo album?
Si, durante la lavorazione del disco ho sentito il bisogno di isolarmi per evitare troppi condizionamenti esterni, e avere così la possibilità di sfruttare gli stimoli interni.
Ti vedi a duettare con altri artisti un giorno o è una possibilità che escludi?
Le collaborazioni ben vengano se nascono spontaneamente, come connubio artistico motivato da stima reciproca! Lo escluderei invece nel caso alla base ci fosse semplicemente una ragione opportunistica… Sono molti gli artisti a cui potrei pensare… Dalla, De Gregori, solo per citarne due. Mi piace molto quel genere di repertorio.
E’ apprezzabile il fatto che per il singolo tu non abbia cercato, in qualche modo, di ripeterti sulla scia di un successo come Tre parole…
Si, ma tutto il disco ha un po’ questo connotato. Non volevo assolutamente cadere in uno stereotipo. Il disco suona in modo molto essenziale. L’arrangiamento è volutamente scarno, perché mi interessava sottolineare le parole, le melodie, più che mascherarle.
Chiaramente mi è arrivata la richiesta di “rifare” Tre parole. In realtà, riflettendoci bene, forse si trattava della richiesta era di rifare qualcosa di originale, che non fosse già stato ascoltato o “masticato”. Ma ho preferito non seguire i condizionamenti esterni: questo disco è stato intenzionalmente proposto in chiave essenziale, proprio per sottolinearne la materia prima, piuttosto che l’effetto speciale.
La prima traccia Il tempo utile è comunque più “forte”, ha un arrangiamento rock rispetto a tutte le altre. Cecilia è un pezzo che parla di un mondo interiore nascosto, mi ha colpito. Cos’altro ti piace fare non davanti agli occhi altrui?
Beh sai… il mondo interiore è un mondo che comunque non è davanti agli occhi altrui. E’ difficile che ci sia un allineamento tra subconscio e superficie, ahime’! Quel che intendo è che sarebbe bello se ci fosse più connessione tra queste due cose. Le persone sarebbero più se stesse, mentre tendenzialmente si adeguano a schemi culturali e sociali un po’ imposti. L’artista deve prescindere da questa cosa …
Con questo nuovo album hai anche intenzione di suonare nei Club?
Si anzi, voglio assolutamente presentare quest’album il più possibile live. Per quanto riguarda l’arrangiamento è stato prodotto in modo che si possa rileggere in chiave acustica. Non a caso gli ultimi live che ho fatto, tra cui Capodanno, sono stati proprio chitarra e voce.
Dove hai registrato l’album?
A Roma, ed essendo la mia città ho lavorato volutamente con persone che conoscevo già.
Osservi Ilaria: puoi spiegare come è nata l’idea per il titolo dell’album, che poi è anche l’anagramma del tuo nome?
Come per tutte le cose belle è avvenuto per caso. Ho scoperto che una persona che conoscevo era un’amicizia in comune con Stefano Bartezzaghi, e quindi è nata una sorta di collaborazione che inizialmente voleva essere anche più ampia. Fatto sta che un giorno mi ha chiamata esordendo con un “Osservi Ilaria?” e io “Che cosa stai dicendo?” Tra l’altro non è una persona che conosco da moltissimo. L’ho conosciuto mentre stavo scrivendo l’album, a settembre del 2002.
Luna di lana: come riesci a giocare in questo modo e a creare quasi un nuovo mondo con le parole?
Pensa che Luna di lana è il pezzo più compiuto che abbia mai scritto, è veramente il mio manifesto, perché al di là del gioco di parole che può anche risultare arido, apre dei pertugi su altri mondi. Sono molto legata poi ad Alfonsina e Cecilia. Quest’ultima è una specie di “lancio” di Alfonsina, perché come l’altro, è una sorta di dialogo/monologo interiore. E le due tracce sono state messe l’una di seguito all’altra non a caso.
Ma perché proprio il nome “Alfonsina?”
Mah, non so. In realtà mi è venuto così, è un nome completamente di fantasia. Però mi faceva pensare ad uno scorcio su una vita grama, un po’ stretta, di chi avrebbe voluto volare un po’ più alto.
Una delle cose che più fanno piacere è che non sei un’artista che si prende troppo sul serio. Il che ultimamente è una cosa rara. Alla fine stiamo parlando di musica leggera e l’atteggiamento di artisti che vogliono a tutti costi risultare impegnati al pubblico spesso risulta, a torto o a ragione, opportunistico a tratti.
Sicuramente quando raggiungi una sovraesposizione come quella che il successo ti dà, devi stare molto più attento. Io stessa mi rendo conto, sulla mia pelle, che anche una “virgola” può assumere un significato molto più grande di quanto si possa pensare.
Come è cambiata, se è cambiata, Valeria Rossi in questi ultimi anni?
Sono cambiata sicuramente molto. Negli ultimi tre anni tutto ciò che mi è capitato è successo a livello esponenziale. Il fatto di sentirmi messa alla prova di continuo, è stato uno stimolo preziosissimo per la mia crescita personale.
Hai il timore di non bissare il successo del primo album?
A questo punto no. Inizialmente sono entrata in paranoia. Ma non era nemmeno l’ansia mia, era di terze persone: della casa discografica, dei produttori del primo album…
Ok… cerchiamo ora di capire quali sono i tuoi gusti musicali… Qual è stato l’ultimo concerto che hai visto?
Ho visto Filippo Gatti. Mi interessava molto e devo dire che mi è piaciuto moltissimo e il suo disco è bellissimo! Il concerto era a Roma al Circolo degli Artisti. Sono andata da sola e a fine serata avrei anche voluto fargli i complimenti personalmente!
Quali sono stati i tuoi primi punti di riferimento musicali?
Per fortuna, devo dire, ho usufruito del reparto musicale dei miei fratelli più grandi. Per cui ho attinto direttamente alle “fondamenta” e non alle mode del momento.
Qual è stata la reazione dei tuoi quando hai lasciato l’università?
Decisamente non buona… ma adesso è cambiato tutto. Diciamo che hanno capito cosa facessi solo quando mi hanno vista in televisione!
Intervista di Alessandra Farli (Dirondero)
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