Negrita
Che radio é "Radio Zombie"?
Ci vorrebbero delle ore per spiegarlo, ma probabilmente sono le nostre frequenze, il nostro modo di intendere la musica e quindi anche la vita ed é la frequenza che vogliamo diffondere nell'etere. Questa é Radio Zombie, al di là di mille altre considerazioni sul titolo.
La copertina é invasa da antenne sprofondate nella sabbia, quale messaggio nasconde?
Uno dei tre o quattro significati di "Radio Zombie", forse quello più importante, ovvero il fatto che soprattutto in un periodo come questo, di tensione, di paura e di angoscia che la popolazione modiale sta vivendo, si vive nascosti sotto la sabbia, come se fossimo dei non vivi. Questo tirare fuori dalla sabbia le antenne telescopiche mostra, però, il desiderio di volere, in qualche modo, cogliere e captare tutto quello che ci succede intorno. E questo é l'importante, cioé vedere che, anche in una situazione di paura, la gente ha voglia di comunicare e di mettersi in contatto con gli altri e con il prossimo.
"1992" non é solo il titolo del primo brano in tracklist, ma é anche l'anno in cui nascono i Negrita. Nessuna certezza e nessuna promessa, come recita il testo, é la sintesi del vostro stato d'animo di allora?
Sì, io credo che rispecchia e rispecchierà lo stato d'animo di qualsiasi band di giovani scalmanati che, in qualche modo, attraverso la musica cerca di crearsi anche un futuro. E questo futuro sarà sempre costellato di poche certezze, perché fare musica di un certo tipo, soprattutto in una nazione come la nostra, é sempre una scommessa enorme. Questo, però, ci consente in qualche modo di non fare promesse a nessuno, di vivere la vita forse un attimo più svincolata da regole rispetto ad altri settori.
Avete dedicato una canzone ad "Hemingway", com'é nato il desiderio di questo omaggio?
Il testo l'ha scritto Drigo, perché lui é un fanatico di Hemingway, se l'é studiato veramente tanto, quasi come se dovesse darci una tesi. Hemingway lo acchiappa da dentro, forse più di qualsiasi altro scrittore. Al di là di questo, però, la canzone vuole essere un omaggio alla letteratura in generale, a quella letteratura che in qualche modo é riuscita a farci sognare, anche se non é musica.
Quanto vi ha impegnati la realizzazione di "Radio Zombie"?
Un casino. Ci ha impegnato soprattutto globalmente, non solo in termini di tempo e di lavoro, ma proprio a livello psicologico. E' stato un lavoro abbastanza duro e pesate da gestire, perché venivamo da un album di successo, insomma un disco di Platino comunque ti condiziona nella realizzazione del lavoro successivo. Non volevamo esserne succubi, quindi abbiamo rifiutato l'idea di fare un disco facile, che cavalcasse l'onda del successo ottenuto, ma volevamo aggiungere anche un qualcosa in più. Perché chi si ferma, anche a livello musicale, é sicuramente perduto.
"Radio Zombie" é un lavoro che nasce da dentro o é il risultato di tanti input proveniente dall'esterno?
Credo che sia un lavoro che nasce da dentro, pur essendo stati due anni a incamerare input i più svariati possibile, dalla musica alla letteratura per l'appunto, al cinema, al quotidiano, alla televisione, al telegiornale. Alla fine quest'album parla di noi, credo che sia un album implosivo, va a scavare su quello che siamo, che siamo stati e che forse anche vorremmo essere.
Quindi nessuna contaminazione dall'esterno?
Effettivamente é un po' paradossale. Ci siamo presi due anni di studio nei quali abbiamo lavorato sempre e ci siamo trovati isolati dentro uno studio di registrazione, che per fortuna é nostro. Già siamo isolati come scelta di vita, essendo rimasti ad abitare dove siamo nati, quindi nella provincia più estrema, ma non ci é bastato neanche questo, ci siamo voluti isolare ulteriormente e così ci siamo rinchiusi dentro a poche stanze per creare l'album. Questo ha condizionato ovviamente la resa del disco, anche se in due anni siamo riusciti ugualmente ad attraversare forse quasi tutti i generi musicali che ci hanno sempre contanimato, colpito e affascinato. Credo che sia un album molto eterogeneo, pur essendo comunque molto compatto.
Condividete lo stesso background musicale?
Sono quasi dieci anni che suoniamo insieme, quindi tutto quello che c'é stato prima adesso comincia ad essere la minoranza delle esperienze.
...e i gusti sono gli stessi?
Ormai più o meno si, perché comunque ci influenziamo a vicenda. Se uno di noi compra un cd e gli piace cerca di farlo sentire anche agli altri, quindi automaticamente ognuno di noi influenza l'altro. E in nove anni é ovvio che i gusti diventano pressocché simili.
L'attuale panorama musicale italiano vi sta un po' stretto o riuscite a sentirvi comunque a vostro agio?
Non ci sentiamo a nostro agio per niente. Noi siamo la classica band che in altre nazioni funzionerebbe di più, perché non apparteniamo né all'underground né al pop. Siamo una classica via di mezzo come magari ce ne sono tante in Inghilterra, più che in America, però in Italia non esiste questo tipo di settore, o sei l'una cosa o l'altra. Noi facciamo sempre un po' fatica, perché da quando abbiamo inziato siamo più o meno sempre nello spartiacque e riusciamo a fatica a dimenarci, perché ovviamente non essendoci altri spazi se non questi due, finiamo o dall'una o dall'altra parte a seconda di come ci comportiamo e delle scelte che facciamo.
Negli scorso anni avete avuto grande soddisfazione esibendovi in una lunga tournée, ora vi attende nuovamente un'intensa attivita live?
Sì. Non abbiamo ancora definito il calendario, ma partiremo a gennaio e faremo una serie di date, ma neanche troppe. Faremo una quindicina di tappe, cercando di trovare gli spazi giusti e poi magari con l'estate riusciremo a coprire il terreno nazionale un po' meglio.
Avete un sito molto bello, ricco e funzionale. Rispecchia una propensione tutta vostra verso la Rete o é semplicemente una scelta promozionale?
Alcuni di noi sono più abituati a usare la Rete come elettrodomestico, altri la usano un po' meno, giusto per quello che serve, per la posta e per altre cose consultabili in Rete. Quando si parla dei Negrita, però, cerchiamo di fare le scelte migliori, così ci siamo messi lì cercando di capire come poter sfruttare questo mezzo relativamente nuovo. Siamo già al secondo sito e ci é sembrato giusto dargli questo tipo di veste e di informazioni, per creare un posto dove comunque proporre un'alternativa di aggregazione. Se non siamo in concerto vogliamo comunque avere la possibilità di avere un interscambio con la gente che ascolta i Negrita, quindi i forum e le chat, quando é possibile, diventano un'altra sezione del lavoro della band.
Quali limiti riconoscete però alla Rete?
Credo che la stessa idea di Internet vada ridimensionata un po', a meno che le cose non cambino. Sembra che ci sia troppa dispersione e poca focalizzazione, poco approfondimento, come dire un terreno vasto un chilometro e spesso un centimetro. Lo preferiremmo meno dispersivo.
Con quale dedica lasci i navigatori di MusicaItaliana.com?
Dato che oramai il primo singolo é uscito da un po' di tempo e stiamo per preparare e per girare il clip del secondo singolo, vorrei dedicare proprio questo brano ai navigatori, perché é un pezzo molto importante del disco. Si intitola "Non ci guarderemo indietro mai", ed é lì che la nostra testa é adesso.
Intervista di Paola De Simone
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