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Giuliodorme
Giuliodorme

La vostra è una storia non giovanissima, nel senso che non siete nati ieri. Ripercorriamo insieme le tappe della formazione dei Giuliodorme?
Andrea: I Giuliodorme nascono diversi anni fa, precisamente nel '96, quando incontrano il produttore Enzo Miceli all'accademia di Sanremo, una manifestazione alla quale partecipano 300-400 aspiranti musicisti, artisti, interpreti e cantanti che vogliono arrivare a Sanremo Giovani. Enzo Miceli si presentò come il produttore di Daniele Silvestri e di Irene Fargo, e con lui iniziò una collaborazione editoriale. La formazione di allora, però, non è la stessa di oggi. Eravamo io, Giulio e Paolo, che erano il cantante e il tastierista, mentre io ero il chitarrista di questa band. Con loro ho pubblicato un disco di nome "Venere", uscito nel 98, e abbiamo partecipato a Sanremo Giovani del 97.

...poi vi siete fermati, perché?
Andrea: Ci siamo bloccati, per rimescolare un po' le carte e per rivedere la nostra posizione. Subito dopo c'è stato l'incontro con Federico e Roberto, che sono entrati nella band portando a cinque il numero dei componenti il gruppo. Poi per cause di forza maggiore che non sto qui a dire per rispetto degli assenti, ci siamo dovuti fermare per un anno e mezzo, addirittura ognuno di noi ha intrapreso una strada personale. Chi è andato all'estero come me, che sono stato cinque mesi a lavorare in California, e Paolo, che è andato a Londra. Quando ci siamo rincontrati a Pescara per ripartire e rimettere in moto la macchina dei Giuliodorme, alcuni di noi hanno scelto di non proseguire, forse spinti da esigenze diverse, da un'ideologia che probabilmente nel tempo è cambiata, si è mutata in uno spirito diverso. Così Giulio e Paolo non se la sono sentiti di rimettersi in questo meccanismo commerciale, nella musica italiana fatta a livelli di major e di etichette, hanno preferito prendere altre strade e io non me la sono sentita. Ho pensato di dover andare avanti, anche perché i pezzi non mancavano, come non mancavano le qualità, le capacità. Così mi sono messo al microfono e con Federico e Roberto che sono restati con me sono andato avanti. Abbiamo registrato un album nuovo nell'estate 2001, si intitola "Solida Euforia" e uscirà in questi giorni.

Questo secondo album quanto è distante musicalmente dal primo?
Andrea: Il primo album è un po' più ruvido a livello di suoni, con delle chitarre più graffianti, "Solida Euforia" invece è un po' più elettro-acustico, quindi è sicuramente un album più morbido. A livello di filone musicale e di spirito, però, non è molto distante dal precedente, perchè la composizione dei pezzi e comunque l'impasto melodico è quello. Naturalmente cambia la voce che racconta le canzoni, ma il romanticismo è lo stesso, la maliconia è la stessa che c'era anche in "Venere" e siamo sempre attenti ai suoni veri e al vintage.

Cosa raccontate in questo album?
Andrea: Raccontiamo i quattro anni passati senza poter fare niente. Quindi c'è rabbia e c'è allo stesso tempo voglia di fare. E' un album che racconta anche la maturazione nel tempo dei pezzi, un album che entra lentamente però quando entra non esce facilmente.

Commentiamo insieme il brano che presentate a Sanremo e che avete composto insieme a Daniele Silvestri?
Andrea: La canzone è un trionfo di odori, come lo hanno definito in una recensione. Parla di odori e colori. E' un po' psichedelico e racconta anche la voglia di evadere dalla realtà, argomento trattatissimo da tutti, effettivamente non è che sia poi così originale, però ad essere particolare è il modo come lo raccontiamo, visto che lo facciamo attraverso la ricerca di un odore. Ci sono tanti odori che ci circondano: l'odore di un pasto, l'odore che esce da una cucina quando passi in mezzo alla strada e hai fame, l'odore dei croccantini quando vai alle feste di piazza. Odori che possono mettere di buonumore o di malumore. Musicalmente, invece, possiamo definirlo un brano di rottura, nel senso che è veloce, da ballare. Così a Sanremo, dove tutti presentano il classico brano d'amore, anche piuttosto importante, imponente, noi arriviamo con questo pop, che invita a muoversi o quantomeno a battere il piede, e magari a cantare con noi.

A un passo dall'Ariston avete più paura o incoscienza?
Roberto: Considerando tutto il lavoro che è stato fatto fino adesso non c'è paura, anche perchè, quando a novembre abbiamo fatto Sanremo Giovani, la prima cosa che abbiamo detto è stata : "Tutto qua!". In fondo non è tutta questa cosa pazzesca che la televisione ti fa immaginare. Alla fine è un teatro, ci sono persone che lavorano, è bello, però penso che la paura vada via nel momento in cui comunque ti rendi conto che sei là a lavorare, perchè ci sono tutta una serie di persone che lavorano, ognuno ha il suo compito e tutti quanti si lavora per fare la stessa cosa.
FedericoC'è anche da dire, e con questo ti svelo un segreto, che quando siamo stati lì a novembre, noi suonavamo in playback, nel senso che c'era l'orchestra che suonava dietro di noi e solo Andrea cantava dal vivo. Quindi per noi come primo impatto è stato anche più facile, perchè comunque non avevamo questa preoccupazione di dover suonare dal vivo e quindi la paura di sbagliare. Siamo andati lì anche abbastanza sereni e tranquilli, perchè sapevamo di avere questa orchestra dietro che suonava per noi. Adesso se c'è una preoccupazione è proprio quella di avere questa responsabilità, di dover suonare veramente, cosa che pensiamo di saper fare, però gli imprevisti possono sempre accadere e in questo, non lo neghiamo, un po' di preoccupazione c'è. Però siamo anche abbastanza fiduciosi insomma.

Sono già note le date del tour, siete pronti a partire dopo Sanremo?
Federico: Per il tour siamo gasatissi, vorremmo suonare ogni giorno se fosse possibile, perchè lì siamo convinti e sicuri di poter fare un bello spettacolo, di suonare della bellissima musica, soprattutto siamo consapevoli di poterlo fare bene, quindi che arrivino date a go go.

E' inutile chiedervi per chi fate il tifo tra i Big o ne vogliamo parlare?
Andrea: Saremo troppo di parte. Comunque credo che il tifo per Daniele Silvestri lo faremmo anche se non fosse nostro amico, perchè è uno dei pochi artisti che lì in mezzo stimiamo di più. Comunque sono contento che ci sia anche Grignani, del quale ho molto aprezzato il secondo e il terzo album.
Federico: A me piacciono molto i Timoria. Gli album che hanno fatto con Renga non li conosco, ma i due che hanno fatto senza di lui sono veramente belli.

L'ultima battuta la riserviamo al vostro rapporto con Internet...
AndreaIo sono un navigatore medio, navigo ma non sono ossessivo. Amo la Rete come concetto, nel senso che sono sicuro che grazie a Internet si avranno mille rivoluzioni. Magari sarà proprio la Rete a rimette a pari le cose, a livellare tutto quello che non va, come le vendita dei dischi, una cosa che ci tocca particolarmente. E' una porcheria il fatto che un disco costa 40mila lire e la rete è l'unico mezzo che può permettere a un giovane di avere della musica senza spendere tutti quei soldi. Putroppo anche se questo discorso va contro i miei interessi, mi trovo ad essere d'accordo con la pirateria in Internet e penso che nel tempo si avrà la possibilità di andare nei negozi, mettersi una cuffia, scaricarsi un po' di canzoni, pagare un tot e prendersi il proprio CD fatto personalmente.
Federico: Io invece uso Internet solo per scaricare la posta. Tutto qui il mio rapporto con la Rete. Non più di dieci minuti al giorno.
Roberto: Io ho un rapporto di vecchia data con Internet. Inoltre sono quello che cura il nostro sito e cerco, non sempre con successo, di dare un buon apporto di idee. Rispetto a quello che ha detto Andrea, visto che ha cacciato l'argomento della diffusione della musica in Rete, voglio aggiungere che secondo me Internet porta a un aumento della vendita dei CD piuttosto che a una diminuzione. Che la diffusione gratuita della musica in Rete sia una minaccia per il mercato discografico non credo sia vero. Ognuno di noi se sente un bel pezzo in Rete, esce di casa e si va a comprare il disco, perchè si vuole vedere le foto, si vuole vedere chi l'ha prodotto, si vuole vedere quando è stato fatto e soprattutto si vuole avere il CD, perchè è bello averlo.



Intervista di Paola De Simone