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Gianna Nannini
"Aria" è il tuo nuovo lavoro, un album un po' distante dai precedenti. Credi che i tuoi fans apprezzeranno il cambiamento?
Sicuramente per i fans incalliti, appena lo sentiranno, sarà un po' scioccante, perché certi salti non te li aspetti. E quello che non ti aspetti va bene per Gianna Nannini, che non fa mai un disco uguale all'altro. Un mio vero fan deve in un certo senso aprirsi a quello che io faccio, perchè non mi ripeterò mai. Non mi interessa chi è radicato al passato, non mi interessa se era meglio o era peggio, a me interessa chi ha il coraggio di vivere esperienze nuove. E quindi ci guardo poco a questo, non è un punto di riferimento quello che devo seguire, ma quello che mi sento di fare.
L'album è nato alle pendici dell'Etna. Quanta Sicilia c'è dentro?
Moltissima, soprattutto come ispirazione. La Sicilia e il modo di fare musica dei ragazzi del luogo, che poi hanno suonato con me, hanno contribuito molto alla ralizzazione dell'album. Loro venivano già da produzioni internazionali, non era il gruppettino locale che fa degli esperimenti, metà di loro aveva già fatto cinque dischi, per cui parlavamo lo stesso linguaggio internazionale, ci si intendeva al volo insomma. Lavorare con loro mi è servito proprio a livello di scambio, infatti l'intenzione iniziale di questo progetto era uno scambio tra la mia melodia e le loro capacità di musicisti, nel tentativo di fare una cosa radicale, estrema. Quindi abbiamo tentato di fondere gli elementi del mio mondo della romanza con il loro mondo rock e punk e con quello della letteratura di Isabella Santacroce.
A proposito della Santacroce, quando hai capito che avreste fatto grandi cose insieme?
Il coinvolgere Isabella in questo progetto era legato direttamente a una coproduzione di un gruppo emergente che stavo curando a Catania, una band con cui ho fatto poi un disco. Stavo appunto coproducendo questa cosa e non potevo fare un album con pezzi molto miei, diventava troppo personale. Quindi, proprio per cantare cose nuove, ho pensato di coinvolgere Isabella nel lavoro di questa band di matrice molto punk, con cui c'era da fare un processo di improvvisazione e di ricerca. Con questa esperienza ci siamo affiatate e abbiamo capito che insieme potevamo fare anche l'album, e così è stato. Dà lì poi ho puntato su Isabella per rinnovare il mio linguaggio e i pezzi del mio lavoro sono la conseguenza di questo incontro musicale.
Siete voi le due protagoniste di "Battiti e respiri"?
Sì, brava. Siamo proprio io e Isabella, ma come hai fatto a capirlo? E' un fatto abbastanza personale, ma vero.
Nell'album citi anche Dio, che rapporto hai con Lui?
Io rispetto tutte le religioni. "Un dio che cade" è un po' come ritovare un rapporto con qualcosa di non definito, che si può chiamare Dio o in un altro modo. Parlo di qualcosa che non si conosce abbastanza, può essere un'energia, l'aldilà, chiamalo come vuoi. Racconto di un dio che cade in questo mondo e sopravvive a fatica, così ci vuole un miracolo. Quindi il dio che cade è un po' un angelo, non è dio inteso come entità monoteistica.
La scelta di abbracciare l'elettronica da cosa nasce?
Innanzitutto l'elettronica io cercavo di mettercela da tempo, ma ci vuole la persona adatta perché non è facile usarla con il rock. E' molto difficile, perché sono due mondi che si fondono malissimo insieme, quindi noi abbiamo preso il meglio della band e il meglio dell'elettronica. Christian Lohr, in questo momento, è infatti uno dei top in tutto il mondo e sono felice che farà la tournée con noi, insieme anche a Thomas Langh. Hanno scelto di venire, perchè amano suonare questo genere.
Parlando di rock, l'America può essere orgogliosa di nomi come Hendrix, Joplin e così via. Secondo te in Italia, per chi possiamo nutrire la stessa fierezza?
Secondo me bisogna evitare il confronto della musica con il confine del Paese. Chiamarlo ancora rock italiano lo trovo un po' fuori luogo, come dire che la donna si emancipa, è lo stesso concetto. Oramai in teoria nella nostra cultura non bisogna più parlare di emancipazione della donna, è un concetto ormai acquisito. Quindi anche il rock non può essere solo italiano, perchè l'identità culturale non deve prevalere e confinare la musica. Noi per esempio abbiamo delle cose che il rock americano o inglese non hanno. Quindi la nostra musica deve essere prodotta in modo internazionale. Noi siamo stati sempre quelli che imitano certi modelli, io mi rifiutai già dall'81 di farlo, da quando ho capito che molti in Italia producevano musiche che si rifacevano a modelli retrò o comunque a quelli che vanno nel mercato internazionale. Secondo me è sbagliato, ognuno deve avere un'identità e su questo ho anche combattuto tanto.
In un contesto rockeggiante e aggressivo come quello del tuo repertorio, come si colloca un singolo da favola come "Aria"?
Questo singolo da favola è un inno alla fantasia. Ho voluto un po' uscire fuori dal mondo terreno, proprio come il volo di Momo, che a un certo punto si stanca di questa società così oppressa dagli odi, dal tempo, dalla cattiveria. E volare su con la fantasia delle volte è un modo di sfuggire alla sofferenza. I bambini molto piccoli a volte hanno questi tipo di meccanismo, che forse non siamo così sensibili da capire, perchè il mondo dell'infanzia ci viene rubato presto. Alla fine fare i grandi con i piccoli, fargli subire questo mondo è molto dura, è una grande responsabilità. "Aria" vuole inneggiare a questa fantasia come fosse uno sfogo, un porto di mare, un abbandono.
Anche Internet può essere un'alternativa al mondo terreno?
Sì, lo è certamente. Ed è anche molto utile, io appena posso navigo. Se devo fare un viaggio vado in Internet, se voglio contattare delle persone vado in Internet, se devo comprare qualcosa vado in Internet, perchè magari trovo quello che non è nei negozi. E poi lo uso molto per la corrispondenza. Non chatto molto però.
La musica anche ti porta in Rete?
Tutto quello che è tecnologico mi appartiene, però sicuramente non è una cosa che mi ispira molto. Se tengo acceso il computer su un sito o su una musica, non è che riesce a trascinarmi più di tanto. Preferisco un viaggio dal vivo.
A proposito di viaggi dal vivo, sei pronta al tour?
Prontissima. Parto con due anteprime: a Lucerna il 24 maggio e il 27 a Roma. Poi il tour italiano prenderà il via il 13 luglio. Farò circa trenta concerti in tutta Italia. Negli ultimi quattro anni non ho fatto neanche un viaggio, ora voglio rifarmi.
Intervista di Paola De Simone
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