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Gatto Panceri
A distanza di due anni dalla pubblicazione di Vibrazioni, Gatto Panceri torna con un nuovo album intitolato 7 vite. Un disco che sa di nuovo, nato sotto la spinta di importanti cambiamenti sia professionali che personali nella vita del cantautore monzese: dalla collaborazione con il nuovo arrangiatore Gianni Bini (proveniente dagli ambienti dance) alla fine di un importante storia d’amore. Ecco quello che Gatto ci ha raccontato...
Partiamo dal titolo, che cosa significa 7 vite?
Nel disco ci sono parecchi riferimenti a rinascite dopo dolori: nella canzone Ridatemi l’anima, per esempio, si parla della ricerca di verità in un mondo in cui ce n’è poca; in altri episodi si racconta del ripartire dopo che è stato segnato un confine.
Mi piaceva il concetto di esistenza intesa come rinascita. Perché è vero che fisicamente viviamo una volta sola, ma spiritualmente possiamo risorgere più volte…Un po’ appunto come i gatti e le loro famose sette vite. Io credo che un disco debba lasciare qualcosa a chi lo ascolta e più che un messaggio, dato che mi ritengo una persona normale e non penso di poter insegnare nulla a nessuno, volevo trasmettere coraggio, positività. E sono convinto che la musica e un disco possano farlo perché l’ho provato io stesso e so che alle volte le canzoni possono farti sentire meglio.
Parli di rinascite dopo dolori, di Confini che la vita t’impone, di esperienze personali… Mi viene spontaneo chiederti se ti è successo qualcosa in questi due anni che ti ha segnato…
Beh, diciamo che ho avuto un grosso dolore per una storia sentimentale finita… Che è stata una grossa novità per me, perché non mi era mai capitato prima di soffrire per amore così. E ci sono dei momenti, in quelle situazioni, in cui pensi di non riuscire più a ripartire, che non sarai più capace di amare.
Io ho iniziato a superarlo grazie al sostegno e all’affetto delle persone che mi circondano. Non solo degli amici, ma anche dei fan che mi scrivono raccontandomi le loro vicende personali e le loro sofferenze. Mi sono reso conto che soffrire per amore è un’esperienza normale, che capita a tutti di star male e di non vedere la via d’uscita; ma, poi, magari dopo qualche mese, ci si risolleva, e basta alle volte anche una piccola cosa, un po’ di coraggio in più, per tornare a vivere. Nel mio disco volevo raccontare la mia esperienza e passare un po’ di coraggio e di ottimismo a chi magari soffre.
Ricevi quindi molte lettere dai tuoi fan?
Sì, mi scrivono spessissimo tramite il mio sito. Spesso il cantante diventa un confidente a cui raccontare i propri pensieri e non solo un artista da lodare. Ricevo degli e-mail bellissimi da persone che mi raccontano di sé, della loro vita. E a volte restiamo in contatto "elettronico" e ho modo di seguire le evoluzioni delle loro vicende personali… Trovo che sia davvero bello.
Torniamo al disco. Nel frattempo, hai cambiato etichetta discografica e hai un nuovo arrangiatore, Gianni Bini, che proviene dagli ambiente della musica dance. E il nuovo album fin dal primo ascolto risulta un po’ diverso dai precedenti… a cominciare dalla due canzoni Alla prossima, che riprende un campionamento di Lullaby dei Cure, e Boomerang, cover di Kiss from a rose di Seal…
Questi due pezzi rientrano in quella che è la filosofia e l’intenzione del nuovo lavoro, che fin dall’inizio è stata quella di fare un album di canzoni vestite in maniera un po’ più moderna, arrangiate in modo diverso dal solito.
Inoltre, dopo sette dischi di canzoni firmate dall’inizio alla fine da me, mi piaceva l’idea di essere io, per questa volta, a cantare i brani di qualcun altro.
Nel caso della cover di Seal, ho voluto riscrivere un testo in italiano a un pezzo che amo molto, mentre, per Alla prossima ho utilizzato un sample di Lullabydei Cure: ho preso il giro di chitarra iniziale e ho scritto intorno una nuova melodia. Questo brano parla della delusione e dell’amarezza provocate da un tradimento e ho sempre pensato che poca musica riuscisse a trasmettere così bene il senso d’ansia, di oppressione, come quel giro di chitarra.
Credo, poi, che questo sia un buon modo per far conoscere anche a chi non li ha mai sentiti, artisti come i Cure e Seal, riportare alla luce della musica che altrimenti si rischia di perdere completamente.
La collaborazione con Gianni poi è stata importante per dare al disco un suono più attuale, più vario.
Anche se non è l’unico musicista nuovo e proveniente dalla musica dance che ha partecipato al disco… Fra le collaborazioni, ci sono anche i nomi di due musicisti dei Planet Funk….
Sì, stavolta, ho voluto coinvolgere più musicisti che non sono i soliti turnisti, tra i quali, per esempio, Andrea Cozzani e Marco Baroni dei Planet Funk. Ma non sono i soli artisti che hanno partecipato al disco: ci sono anche Marcel Blanc e alcuni ragazzi giovani, ancora sconosciuti, a cui ho voluto dare fiducia. Tutti insieme hanno dato più "colore" all’album. Il mio intento musicale, infatti, era quello di realizzare un CD vario, che non faccia saltare chi lo ascolta da una canzone all’altra. Le collaborazioni di diversi artisti sono stati determinanti per rendere il suono più vario e personalmente sono molto soddisfatto del risultato. E anche dei consensi che ho ricevuto, soprattutto di quelli di Seal e dai Cure che hanno entrambi apprezzato il mio lavoro sulle loro canzoni...
In genere all’estero siamo considerati un paese del terzo mondo a livello di musica …
E tu come consideri il panorama musicale italiano?
Dal punto di vista "letterario" secondo me siamo molto più avanti… In Inghilterra o in America si appoggiano molto di più alla struttura musicale; noi, invece, che abbiamo alle spalle una tradizione letteraria di un certo tipo, curiamo molto il testo. Anche il pubblico italiano è "colto" e presta più attenzione alle parole, che la musica. Ti faccio un esempio, in Italia ti dicono: "Belle le parole", mentre all’estero capita più spesso che qualcuno ti faccia i complimenti per un arrangiamento che non per il testo. Americani e inglesi sono più avanti musicalmente perché hanno inventato il rock, il blues; noi, senza dubbio, per i testi… Le collaborazioni fra artisti italiani e stranieri secondo me danno a entrambi la possibilità di crescere.
Beh, visto che stiamo parlando di musica italiana ti faccio una domanda su Sanremo: che cosa pensi del festival di Tony Renis, lo guarderai?
Io non posso parlare male di Sanremo: ne ho fatti quattro e gli devo una certa notorietà che ho avuto in seguito.
Quel che ti posso dire, è che secondo me ci voleva un colpo di coda perché da tre quattro anni, il festival non sforna più artisti che abbiano un riscontro anche di pubblico. Nel senso, Le Vibrazioni, Tiziano Ferro non sono venuti fuori da lì, mentre gli anni prima erano usciti artisti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti... Qualcosa doveva cambiare.
Personalmente, mantengo l’atteggiamento di osservatore: vedrò quel che succederà.
Parliamo dei brani del nuovo album: fra di essi ce n’è uno Stupida canzone, che ha un testo un po’ diverso dal solito. Vuoi raccontarci di cosa parla e com’è nata?
E’ una canzone a cui sono molto legato e che è nata durante un viaggio in aereo la scora estate. Racchiude in sé l’essenza del musicista e il suo rapporto particolare con la scrittura: quell’esigenza irrinunciabile che ti porta a comporre e scrivere per il gusto di farlo, anche quando magari non hai nulla da dire. Racconta di quel bisogno di "creare" che ogni artista avverte dentro di sé .
E questo il brano del nuovo lavoro a cui ti senti più legato?
In parte. La canzone che mi rappresenta di più è Confine che racchiude in sé il "senso" dell’intero album: non c’è una vita sola e bisogna avere il coraggio di buttarsi. Ma non è l’unico pezzo che mi piace: sono molto legato anche ad Angel. Quest'ultima canzone è nata in una situazione un po’ tragica dell'estate scorsa: un musicista della mia band ha avuto un attacco di cuore, poco dopo la fine un nostro concerto. E quella notte l‘abbiamo trascorsa tutta al Pronto Soccorso con lui. Avevamo passato la prima parte della serata a lamentarci per i cavi, i microfoni che non andavano bene, i suoni che non erano come li volevamo... In quel momento, scaraventati in quella situazione, ci siamo resi conto tutti di quanto queste cose, come altre a cui alle volte dai troppa importanza, fossero in realtà delle sciocchezze... Angel è nata come rielaborazione di quell'esperienza e di quelle riflessioni.
Intervista di Federica Galimberti (Dirondero)
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