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Francesco Renga
Tra un Sanremo e un altro, che anno è stato quest'ultimo per Fracesco Renga?
Sicuramente un anno impegnativo. Ho terminato la promozione dell'anno scorso di "Raccontami", che tra l'altro mi ha regalato il Premio della Critica, il Premio Radio-Tv e una notorietà importante. Poi mi sono fermato e ho deciso di cominciare a lavorare al nuovo disco in uscita, che si intitola "Tracce", una lavorazione durata più di nove mesi. Le undici tracce provengono da una rosa di almeno quaranta canzoni, quindi potete immaginare la mole di lavoro che ho sostenuto insieme a Iervolino, che con me ha prodotto il disco. Abbiamo lavorato nota per nota, abbiamo curato ogni solco di questo disco, per questo ci credo molto. "Tracce" è un lavoro duro, impegantivo, maturo e spero che arrivi al pubblico, come è arrivato "Raccontami".
Il Festival di Sanremo cosa rappresenta per te?
L'anno scorso mi ha dato forza, mi ha aperto gli occhi anche in merito al cammino che dovevo intraprendere, alla direzione che dovevo seguire nello stile. Mi ha dato forza perchè mi ha gratificato anche come autore, che mi serviva proprio. Mi ha scrollato di dosso tutta una serie di paure, di dubbi, di dilemmi che mi portavo dietro dopo la separazione dai Timoria. Da lì ho cominciato a pensare da solista. Tutto il disco è una conseguenza di quel Sanremo ed è nato, questa volta, come il disco di Francesco il solista, non più come Francesco Renga esule da una band che non c'é più. Quindi mi aspetto che questo Sanremo confermi la mia sensazione.
Dall'amore per una donna a quello per la mamma, è a lei che hai dedicato "Tracce di te"?
In realtà non è tanto dedicato alla figura di mia madre, perché è una canzone che ho scritto principalmente per me. Il modo che conosco per esorcizzare il dolore è quello di scrivere canzoni e così sono riuscito, per la prima volta, a tirare fuori questo dilemma e dubbio interiore intorno al quale giravo da qualche anno. Già dal disco precedente, con "Ancora di lei", c'era stato un tentativo di scrivere di questo "abbandono". Il messaggio ora non è più criptato, credo che sia molto palese, in realtà è anche un modo per guardarsi dentro, è un tentativo di recuperare un rapporto, un confronto che ovviamente non ho potuto vivere con mia madre, quindi a 33 anni, quasi 34, mi è piaciuto immaginare di poterlo realizzare. In realtà se dovessi dedicarla a qualcuno, la dedicherei a Tenco, che scrisse anche lui una canzone per la madre, e tra l'altro quest'anno ricorre il trentacinquesimo anno dalla sua morte. Sì, se dovessi dedicarlo a qualcuno, lo dedicherei proprio a Luigi.
"Tracce di te" lascia effettivamente intravedere un percorso creativo introspettivo. E' proprio una tua caratteristica o la riservi solo a manifestazioni di questo calibro?
No, no, anzi il rischio di manifestazioni di questo calibro è che il messaggio venga frainteso, banalizzato. In realtà io interpreto questo mestiere come l'unico modo che ho prima di tutto per guardarmi dentro e poi per comunicare il mio disagio, il mio bisogno di aiuto, così uso la mia vita come modello, come paradigma per trasmettere le emozioni. Faccio questo perchè non ne posso fare a meno, non è mai veicolato, meditato o pensato a tavolino, è sempre un istinto. Ti faccio un esempio, il ritornello di "Tracce di te" è nato così, parole e musica, non ho cambiato una virgola, quindi vuol dire che era già latente dentro di me ed è esploso in questa canzone piena di pathos. E' un brano difficile per me, coraggioso, soprattutto su un palco come quello dell'Ariston , insomma sarebbe stato più semplice venire qui con un brano o una canzoncina rock, facile facile, per poi andare in radio in maniera molto automatica. Non l'ho fatto però, perchè mi piace rischiare, perchè credo che questa canzone sia strepitosa, perchè fondamentalmente sono contento di presentarla su questo palco, per tutta una serie di motivi. Mettici pure che mia madre sarebbe stata contenta di sentirla.
Quanto senti la sfida?
Pochissimo. Sono contento di essere in gara con dei grandi artisti, ci sono dei nomi importanti come Paoli, la Berté stessa, Patty Pravo, Ruggeri, Grignani, Timoria, insomma è una bella gara. Io, però, mi sento in competizione fino a un certo punto, perché poi anche "Raccontami", che l'anno scorso è arrivata sesta, ha preso un Premio della Critica. Alla fine mi interessa non tanto vincere, quanto vendere, anche se è brutto dirlo, ma insomma c'è un disco in uscita e Sanremo è una vetrina importantissima. Sarà retorica, ma è un lancio che può essere determinante per il disco.
Un piccolo parere sulle Nuove Proposte, hai adocchiato qualche bella promessa?
Beh, tra i Giovani ho un amico che è Marco Morandi, al quale faccio i migliori auguri. Non ho, però, sentito nessun brano, quindi non vi so dare un giudizio, neanche in merito ai miei colleghi, ai Big, perché ho veramente sentito pochissimo. Giusto la canzone dei Timoria, che è un bel pezzo, poi ho sentito Grignani, che come al solito scrive benissimo, ma non sono molto nei meccanismi della kermesse, sono un po' provinciale anche qua.
Intervista di Paola De Simone
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