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Enrico Ruggeri
Prime tappe del nuovo tour. Con quale spirito le stai vivendo?
Con molta curiosità. Perché questo tour estivo parte sulla base della tournée invernale, quindi ricco di strumenti acustici come contrabbasso, mandolino, chitarra acustica, batteria suonata con le spazzole e così via, però con un tentativo di fare un ulteriore salto di qualità, cioé usare questi strumenti e fare comunque un concerto estivo, coinvolgente, divertente e frizzante. Quindi sono molto curioso, perché la ritengo una bella sfida.
Questi concerti ti permetteranno anche di realizzare un album live...
Credo proprio di sì. Adesso sono 14 anni che non uscivo con un disco dal vivo, per cui mi é venuta voglia di farlo. Credo sia giusto testimoniare così questa tournée, mi sembra una cosa bella. Comunque l'album dovrebbe essere pronto già per il prossimo autunno.
Sul palcoscenico con te anche Andrea Mirò. Perché proprio lei? Cosa vi lega?
In questi vent'anni di musica che ho passato, credo che Andrea sia in assoluto il talento musicale più pronunciato che abbia mai incontrato. Suona molti strumenti, come chitarra, pianoforte, violino, e quindi é molto versatile e questo mi dà la possibilità di giocare con la musica. Lei é veramente un talento con una grande preparazione musicale. Per i due brani inediti che ho registrato, e che probabilmente finiranno all'interno dell'album live, lei ha scritto gli archi e ha diretto l'orchestra. Insomma, é una personalità musicale molto forte.
Musicalmente parlando, c'é qualcosa che avresti sempre voluto fare, ma non hai mai avuto la possibilità di sperimentare?
Devo dire di no. Perché tutte le volte che mi é venuta una voglia, l'ho soddisfatta. Insomma io ho fatto anche cose molto diverse tra loro, ho iniziato con un gruppo punk, poi ho fatto più new wave, ho avuto musicisti e spruzzate di jazz, pensa a "Nuovo Swing", ho francesizzato con "Rien ne va plus", ho fatto pezzi più duri alla "Mistero" e "Peter Pan". Devo dire insomma che tutte le voglie che avevo nella musica me le sono tolte senza remore, nel momento stesso in cui mi sono arrivate.
Nessuna muraglia discografica dunque per l'estro di Ruggeri?
No, devo dire di no. Io ho sempre consegnato alle mie case discografiche i dischi solo una volta che li avevo finiti e per loro sono sempre stato una voce all'attivo, senza arrivare mai ad essere un salvatore della patria, uno che quando gli gira fa un disco e vende due milione di copie. Quindi non ho mai avuto né le pressioni di quelli che vendono poco, né le pressioni di quelli che vendono milioni di dischi. Sono sempre stato in una zona Uefa diciamo, e quindi mi hanno sempre lasciato fare quello che volevo.
Tanto parlare intorno alla musica, ma a cosa serve una canzone?
Bella domanda! Nei casi migliori, credo serva a guardare un pochino dentro noi stessi e ad accompagnarci nella vita. Perché poi ci sono momenti della vita che vengono, nel bene o nel male, sottolineati proprio dalle canzoni.
C'é un rimprovero che ti senti di fare alla musica italiana?
Bhé, più di uno. Prima di tutto però le rimprovero l'essere troppo ossessionata dal desiderio di vendere, ne derivano stessi suoni, stesse batterie e quindi stessa ritmica, questo perché hanno paura che altrimenti non li passano in radio. La musica italiana é troppo timorosa.
L'accusa é rivolta anche ai giovani artisti?
Soprattutto dai nuovi io mi aspetterei qualche atto di coraggio in più. Però mi rendo conto che questi ragazzi che iniziano vengono già terrorizzati dalle loro case discografiche, che spingono affinché il pezzo sia radiofonico, per cui capisco che probabilmente per loro non é facile.
So che nei tuoi progetti c'é anche un nuovo libro. Di cosa parlerà?
In realtà sono due i progetti. Io ho già scritto un po' di libri, di racconti e poesie, adesso sto iniziando a scrivere un romanzo e non so se sarò in grado di farlo, ci sto provando. Prima sarò io a giudicare me stesso e poi eventualmente toccherà al pubblico. L'altro progetto lo sta portando avanti Massimo Cotto, un giornalista che sta scrivendo un libro sulla mia vita, rapportata alle canzoni, e io gli sto dando una mano fornendogli delle informazioni. Non lo considero ovviamente un mio libro, ma é un progetto che mi coinvolge.
Restando in tema, ami leggere?
In un Paese in cui la media é un libro ogni diciotto mesi, sì, sono uno che legge.
Che letture preferisci?
Parecchie devo dire. Però i miei preferiti sono i russi: Dostojevsky, Checov, Tolstoj, ma anche quelli più recenti, come Puskin e Bulgakov. Però leggo di tutto, da Pirandello a Orwell. Sì, sono uno che legge parecchio.
Internet e Enrico Ruggeri: amore o odio?
Diciamo che ne capisco le applicazioni, ma non so neanche accende il computer, così mi rivolgo a persone che me lo accendono e vedo per esempio che il mio sito é una cosa divertente, perché puoi dialogare e fare tante altre cose. Comunque in quanto a Internet ne intuisco sicuramente le potenzialità.
Non sei un grande navigatore allora?
No, non ho l'intelligenza manuale o mentale, almeno non quel tipo d'intelligenza.
Salutiamoci con un piccolo segreto che ti va di svelare agli amici di MusicaItaliana.com.
Una cosa che non ho mai detto é che ho paura dei cani. Mi piacciono, ma quando sono al guinzaglio, pure in televisione li guardo volentieri. In fondo ognuno ha i suoi timori, c'é chi ha paura dell'ascensore, io dei cani.
Intervista di Paola De Simone
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