1. Nini kuna?
2. L'uomo che vorrei
3. Rotary Club of Malindi
4. Il libraio di Selinunte
5. Dimentica una cosa al giorno
6. Faccetta rosa (in campo azzurro)
7. Tango di rango
8. Momentaneamente lontano
9. Il Vecchio e il Mare
10. Marika
11. E invece non finisce mai
|
|
Roberto Vecchioni
Rotary Club of Malindi
recensione di Armando D'Agostino (Dirondero)
Difficile ridurre a poche righe la bellezza di un disco come questo, in grado di abbracciare temi di rara complessità e dipingerli con grazia estrema. Proveremo ugualmente a commentare la nuova luce che filtra le nubi minacciose del dolore e dell’incertezza, presentandoci un Roberto Vecchioni rigenerato. Non è certo una novità trovare il “Professore” di fronte a interrogativi universali che cercano risposta in emozione a tratti disperata, a tratti sorridente, ma sempre delicata. Questa volta però si spinge oltre, fino al mare. Lo affronta, lo capisce, diventa egli stesso il mare. In equilibrio su un filo robusto, l’intero disco conserva una linearità sorprendente nei significati pur toccando nel suo cammino mondi musicali di estrema varietà. Il mare rappresenta quel continuum che, di brano in brano, riporta sempre l’attenzione sui temi centrali di questo lavoro; la futilità dei nostri affanni “occidentali”, l’eternità dell’amore più profondo, più vero (quello per la compagna e per i figli), la vita che si manifesta in tutto il suo splendore nelle parole di un vecchio pescatore, nelle increspature del mare. Recentemente, la vita del cantante milanese (di origini napoletane) è stata oscurata da un periodo buio, del quale la rinnovata forza di Rotary Club of Malindi è naturale evoluzione. La scelta di mutare prospettiva è culminata in un viaggio in Africa, rivelatosi poi catalizzatore di una sorta di rinascita dell’artista, ma soprattutto dell’uomo. Le dolorose nubi emergono in tutto il loro spietato realismo in un’unica canzone, quella Momentaneamente lontano che si erge a logorante manifesto del male di vivere. Non a caso però il pezzo trova spazio verso la fine del disco, quando il sole è tornato a splendere, tanto da tramutarsi in quel bruciante sole d’Africa dal quale occorre ripararsi. Solo da lì, dall’ombra di una bianca fermata d’autobus, si potranno realmente mettere a fuoco le proprie sensazioni e analizzare il male sconfitto. E su quella stessa tettoia, nella scritta poi adottata come titolo del disco, Vecchioni ha trovato nuova ispirazione, immaginando una sorta di “organizzazione per tutti i bianchi in depressione”. E’ impossibile isolare dall’insieme tracce “migliori” di altre o più rappresentative di un’opera che va apprezzata nella sua integrità. Integrità dalle mille sfumature che ci trasporta in Africa, dalle pianure del brano d’apertura Nini Kuna? ai villaggi del singolo Rotary Club of Malindi, passando per i ritmi Centroamericani di L’uomo che vorrei e l’Argentina di Tango di rango. Il tutto è intercalato da esemplari, particolarmente riusciti, di quello stile che ha reso immortali nel passato brani come Luci a San Siro o Le lettere d’amore. Su tutti Il libraio di Selinunte, dove “le parole come musica di seta” diventano un tesoro preziosissimo che purtroppo gli uomini spesso non capiscono e Dimentica una cosa al giorno, struggente dedica alla madre scomparsa. Quest’ultima è un esempio perfetto dell’innata capacità del “Bandolero” di dipingere episodi e personaggi che diventano universali, toccando nel profondo l’ascoltatore. Per questo i frammenti di vita di una donna saranno quelli della nostra stessa madre o compagna, o forse proprio di noi stessi. Per questo ci identificheremo in quel guerriero triste “che ha sfidato l’allegria celeste” e potremo sorridere con lui quando canta “Giro di notte assorto/ più da imbranato che da viveur/ coltivo come un fiore/ la mia raggiante misantropia” nella deliziosamente auto-ironica Tango di rango. Tra gli altri brani troviamo l’allegria di Faccetta rosa (in campo azzurro) , ideale superamento di certi problemi del Bel Paese, e l’appassionata confessione della terrorista Marika nel momento in cui stringe “la dinamite come un figlio in seno”. Difficile, davvero difficile trovare le parole per descrivere undici pezzi bellissimi dal punto di vista musicale e illuminanti nei testi; il Vecchio(ni) “adesso ha vent’anni” (e ancora tutto da dire…) ma vi prego non ditegli che ci ha regalato un piccolo capolavoro. Proprio adesso che ha scelto di ridimensionare la propria avventura artistica “così puerilmente presa sul serio”, lasciamolo tranquillo così, come lui vuole “tra questa barca e il cielo/ fermo e inimmaginato come una nota di Mahler/ sopra un violino solo...” Da uno così, vi assicuro, si può solo imparare… Illuminato/Illuminante
|