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 TRACK LIST
1. Elegia
2. Sandwich man
3. La casa cinese
4. Frisco
5. Chissà
6. Molto lontano
7. Non ridere
8. Il regno del tango
9. Bamboolah
10. La nostalgia del mocambo
11. Sonno elefante
12. India
13. La vecchia giacca nuova

Paolo Conte
Elegia
recensione di Armando D'Agostino (Dirondero)

la copertina di
Elegia “Avevo una passione per la musica di ruggine/ nerastra tinta a caldo di caligine/ metropoli/ le tentazioni andavano e venivano/ cosa farò di me?”E’ forte la tentazione di non andare oltre, di chiudere qui senza ulteriori commenti la descrizione di una raccolta di tredici brani che inizia con queste parole. Racchiudere in poche righe il genio inestimabile di Paolo Conte è come mancare di rispetto alla complessità di questo artista, alla bellezza del mondo al quale accediamo attraverso la sua musica. Ci piace immaginarlo come il padrone di un circo che apre i tendoni per mostrarci meraviglie insolite e fantastiche; tra le dita che scorrono sul pianoforte si srotolano un serie infinita di suggestioni oniriche e favolistiche, sempre adagiate sullo sfondo di quel primo Novecento, dalla Parigi delle avanguardie già enunciata in Razmataz agli Stati Uniti del jazz (“Frisco, svogliata e viziosa…chic e ambiziosa…Frisco, l’etrusca, al sole viaggiante…”). Torna a nove anni dal suo ultimo lavoro in studio (Una faccia in prestito) e lo fa con clamore, con un album che non passa inosservato e che entra di diritto nel novero dei suoi prodotti migliori. In questi anni non si è mai realmente allontanato dalla ribalta, proponendo 3 dischi tra best of e raccolte live, ricevendo onorificenze in Italia come all’estero (Cavaliere di Gran Croce nel 1999, Chevalier dans l’Ordre des Artes et Letteres nel 2001), realizzando un sogno lungo vent’anni (Razmataz) e consacrando la propria fama intercontinentale (Reveries, dell’anno scorso, è una riedizione di vecchi successi elaborata su richiesta del mercato statunitense).
Lasciatevi trascinare dunque in quest’epoca, in questo mondo lontano; “Lontano, lontano oltre Milano,/ oltre i gasometri, oltre i manometri/ oltre i chilometri e i binari del tram,/ lontano, lontano, molto lontano,/ oltre l’acqua corrente e l’elettricità.” Vi capiterà di risvegliarvi nel Regno del tango, dove “Ci sono anime segrete/ fregate da un’ispirazion,/ sono persone che hanno sete/ di dadaismo, di astrazion…/ Di un erotismo sconfinato/ che sembra quasi una illusion/ come un mistero mormorato/ sui tasti del bandoneon…” e forse allora proverete la Nostalgia del Mocambo. Se così sarà non abbiate paura; il vostro animo ha in sé abbastanza poesia da essersi guadagnato l’accesso al tendone del Conte.Elegia del Novecento

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