1. Hey!
2. Muoio per te
3. Un mondo pieno d'amore
4. Un giorno di sole per me
5. Festival
6. Torna domani
7. Kamasutra
8. Comin' around
9. Mai, mai, mai
10. Beautiful Maria of my soul (Bella Maria de mi alma)
11. Arrivederci, addio
12. Festival (Fargetta remix)
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Paola e Chiara
Festival
recensione di Paola De Simone
Che bella sorpresa è "Festival". Paola & Chiara non ce le apettavamo davvero così. Vogliamo essere sinceri. La malleabilità delle sorelle Iezzi, che nei precedenti lavori le ha viste saltellare da un genere musicale all'altro, come alla ricerca del suono che meglio funziona, non ci ha mai entusiasmato molto. Un po' perché crediamo ancora nella musica come passione e come ideale, e se la contaminazione può essere un segnale di grande apertura mentale, il non avere una linea guida che resti tutto sommato la descrizione prima dell'artista ci è apparso in passato come una carenza di passione. Con "Festival" qualcosa è cambiato. Perché se la continua ricerca è servita a condurre Paola & Chiara fin qui, forse pazientare è stato un bene. C'è dello studio sotto. Non ci sono dubbi. Affinate le voci, le penne e i pentagrammi, raddoppiata l'attenzione alla pronuncia e all'enfasi, le sorelline della musica italiana propongono dieci pezzi inediti, una cover ("Beautiful Maria of my soul" ovvero "Bella Maria de mi alma" come cantava Antonio Banderas in "Mambo Kings") e una versione remixata da Fargetta del primo singolo estratto che dà il titolo all'album. Una proposta interessante nella sua complessità. Tanti spunti soft ("Un giorno pieno di sole per me" e "Arrivederci, addio" per esempio) rendono ancora più apprezzabili le ballate che troviamo all'interno di "Festival". E allora flamenco ("Hey!"), un po' di etnia che non guasta mai ("Kamasutra"), soul ("Comin' around") e dance anni '70 ("Muoio per te"), generi che nelle corde di Paola e Chiara albergano con grande confidenza. Forse perché concepite in luoghi molto differenti tra loro, da Milano a New York, da Rio a Buenos Aires, i brani sembrano raccontare tante storie di mondi diversi, il tutto in una placida convivenza che non comunica forzature di stile e condizionamenti. Insomma "Festival" non ha l'anima commerciale dei precedenti lavori o, se ce l'ha, l'ha nascosta davvero molto bene.
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