1. 'E ccerase
2. Fenesta vascia
3. Luna rossa
4. I' te vurria vasà!...
5. Io mammete e tu
6. Malafemmena
7. Giacca rossa
8. La palummella
9. Scetate
10. 'O ccafè
11. 'A casciaforte
12. Agata
13. Piscatore 'e Pusilleco
14. 'Na mmasciata
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Massimo Ranieri
Nun è acqua
recensione di Eugenio Di Stefano
E' un ritorno alle origini quello che Massimo Ranieri propone in "Nun è acqua", nuovo album contenente quattordici canzoni in lingua napoletana. Già nel 2001, l'artista ha pubblicato un disco interamente in dialetto, "Oggi o dimane" (Sony), fatto di brani mutuati dal lontano passato e riarrangiati per l'occasione. Questa volta, però, il lavoro mira al recupero della napoletanità, ovvero della radice della musica napoletana, a dispetto del napoletanismo, quindi di quei "rami" sonori che sono andati man mano sviluppandosi nel tempo dal "ceppo" originario. Prezioso, a tal fine, è l'apporto di Mauro Pagani, direttore artistico di questo album, come del precedente. A lui dobbiamo, infatti, gli interessanti arrangiamenti, che non risentono dell'influenza delle passate letture ed esecuzioni dei brani, tutti già noti, ma propongono una lettura quanto più possibile vicina alla 'primitiva' stesura. Pagani, che ha ascoltato le canzoni in una versione essenziale, solo chitarra e voce, ha poi costruito una trama sonora nuova, ma fedele il più possibile a quella originale. Senza nulla voler togliere all'eccellente interpretazione di Ranieri, la cui impeccabilità ormai non è suscettibile di alcun dubbio, ci sembra onesto dare risalto proprio a questo lavoro di restauro che è nascosto dietro ogni canzone. Perché è ascoltando pezzi come la simpatica "Io mammeta e tu" (sulla quale torneremo poi), scritta e cantata al tempo da Domenico Modugno, che più ci stupiamo di quanto queste canzoni siano davvero immortali; non attuali forse, ma sicuramente impreziosite dal passare del tempo, che le rende narratrici di una storia, in questo caso di quella della canzone napoletana. Quello che più affascina di "Nun è acqua" è certamente da rintracciare nelle canzoni meno conosciute, seppur edite, parliamo di brani come "Fenesta Vascia", da cui è tratto il titolo dell'intero lavoro ("so' lacreme d'ammore e nun'è acqua", si legge nel testo), che è un canto popolare che risale addirittura al 1500, poi trascritto da Genovese e Cottrau tre secoli dopo, e oggi tornato nuovamente a vedere la luce grazie a questo lavoro. Ad aprire l'album, però, come già il precedente, è un pezzo di Salvatore Di Giacomo, di cui Ranieri è notoriamente grande estimatore, la canzone è "'E ccerase" e dà un primo assaggio di quelle atmosfere andine che caratterizzano l'intero lavoro e che ritroviamo soprattutto in canzoni come la stessa "Fenesta Vascia", "I' te vurria vasà!..." e "Scetate", o in brani più flamencati come "Luna rossa". A proposito di quest'ultima canzone, ci sentiamo di rivolgere a Pagani un'ulteriore applauso, perché ha lavorato su di lei contenendo l'atmosfera ilare e goliardica che l'ha penalizzata nel tempo, riducendola a una rumba da intrattenimento. Importanti gli omaggi che costellano il disco: da Totò ("Malafemmena") a Fabrizio De André (è pensando alla sua "Don Raffaé", che è nata questa versione di "'O ccafè" di Domenico Modugno), da Renato Carosone ("Giacca rossa") ai già citati Di Giacomo e Modugno. Un discorso a parte meritano poi le canzoni "simpatiche" che trovano posto in questo lavoro, a tal proposito citiamo nuovamente "Io mammete e tu", che osa una versione quasi caraibica, più vicina alla forma canzone, e poi "'A cascaforte" e "Agata" (varrebbe la pena recuperare anche la divertente interpretazione di Nino Taranto, materiale ormai da collezionista), che Ranieri e Pagani riconsegnano all'ironia un po' malinconica dei grandi interpreti napoletani del passato. Tante, infine, le interessanti collaborazioni che arricchiscono l'album, sulle quali a dire il vero non c'è molto da dire, se non che sono voci apprezzabili: quella di Andrea Parodi, ex Tazenda, in "Piscatore 'e Pusilleco"; quella di Mouna Amari, cantante e liutista tunisina, in "'Na mmasciata", e quella di Susana Baca, in "Amapola", offerta in un medley con "Malafemmena". Per chi non avesse dimistichezza con il dialetto napoletano, poi, il booklet che accompagna il disco offre piccole traduzioni poste in fondo ad ogni canzone. A questo punto non resta da sperare che Ranieri e il suo team di lavoro abbiano altre belle canzoni da strappare al passato per realizzare magari un terzo atto di questo ritorno alla napoletanità. E se è vero che non c'è due senza tre...
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