1. Nuttata 'è sentimento
2. 'E Spingule francese
3. Napulitanata
4. Marechiare
5. Scalinatella
6. Caravan Petrol
7. Rundinella
8. Maruzzella
9. 'O Surdato 'Nnammurato
10. Voce 'e Notte
11. 'A rumba d''è Scugnizzi
12. Guapparia
13. 'O Marenariello
14. Suonne Suonnate
15. Reginella
16. 'O Guarracino
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Massimo Ranieri
Oggi o dimane
recensione di Giulia Valle
Quanto era bella la canzone napoletana tanto tempo fa. E se ogni tanto qualche bravo artista non ce lo ricordasse, probabilmente crederemmo che tutto ciò che la musica napoletana ha da offrire oggi sono le nuove tendenze melodiche, fatte di testi semplici e a volte scontati e di mediocri tentativi di ampliare stili e contenuti. Napoli, però, non dovrebbe accontentarsi, lei rappresenta troppo per la musica italiana, ne è la bandiera, l'orgoglio, il libro che racchiude la storia della nostra canzone. Le nuove generazioni, nel frattempo, hanno cominciato a chiedersi perché. In "Oggi o dimane" ci sono sedici risposte per questo quesito, una più convincente delle altre. A interpretarle, come solo un grande attore potrebbe fare, è Massimo Ranieri, che del grande abito della musica italiana rappresenta la cravatta. Le stesse date di composizione dei classici inseriti in questo lavoro parlano chiaro: abbiamo a che fare con la storia. Dal 1700 ("'O Guarracino" di anonimo) al 1959 ("Caravan Petrol" di Renato Carosone), passando per il fruttuoso '800, attraversiamo due tre secoli di grandi composizioni. Nessuna critica negativa mossa contro questo lavoro può essere credibile, l'importanza della scelta dei brani e l'impeccabilità dell'interpretazione di Ranieri sono dati oggettivi. E in quanto alla musica, gli arrangiamenti di Mauro Pagani (anche produttore di "Oggi o dimane") e Mauro Di Domenico (che ha curato la ricerca storica) non intaccano l'autenticità degli spartiti originali, ai quali si sono attenuti fedelmente. Unica contaminazione presente è per bocca di Badarà Saeck, che in "Rundinella" (1918) e in "A rumba d''e Scugnizzi" (1931) ci ricorda quanto sia vicina la musica napoletana a quella etnica. E anche questa è storia.
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