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 TRACK LIST
1. Il cantico delle pene
2. In una notte d'estate
3. Sani pensieri
4. Dedicato a te
5. Su un altro pianeta
6. Per non farsi ingoiare
7. Vieni da me
8. Xunah
9. Electrip Music
10. Guardami e costringimi
11. Non dimenticarmi mai
12. Sono più sereno
13. Seta
14. Non mi pare abbastanza
15. Il compositore di nuvole

Le Vibrazioni
Le Vibrazioni
recensione di Paola De Simone

la copertina di
Le Vibrazioni Dopo un inizio di primavera passato a tormentarci con l'immensità di Giulia, eccolo, finalmente il primo album omonimo de Le Vibrazioni. Ci siamo chiesti spesso se questo lavoro avrebbe soddisfatto le aspettative e se "Dedicato a te" avrebbe avuto un successore capace di replicare il suo trionfo. Ora, ascoltando l'album, qualche risposta l'abbiamo maturata. Nelle sedici canzoni presenti in tracklist (quindici dichiarate e una ghost track, che per la sua bellezza non meritava certo di essere lasciata in fondo) ritroviamo l'utilizzo ruffiano dei refrain già sperimentato nel primo singolo. In questo senso, "In una notte d'estate" è il brano che più si presta a tormentarci nuovamente e - come potrebbe essere altrimenti - si tratta, naturalmente, del secondo biglietto di presentazione della giovane band. Il sound del disco è quello annunciato più volte dal gruppo: pop e rock progressive anni '70. La divisione tra i due generi è, però, troppo netta e il confine tra loro è nitido, come in un caso di schizzofrenia musicale il pop e il rock non convivono, infatti, all'interno degli stessi brani, ma vivono vite parallele, al punto che sembra quasi di ascoltare due lavori differenti. Così mentre la prima parte del disco riconduce a un'atmosfera pop anni '70 (ascoltate "Sani pensieri" per esempio), la seconda parte suona chiaramente rock, perdendo di immediatezza e rinunciando a quella forma canzone, o 'canzonetta' (nel senso di leggerezza), che ormai viene associata al nome della band. L'album inizia, infatti, con canzoni di facile comprensione testuale e ritmica, che nella seconda parte vanno scemando portandoci sempre più lontani da quella "Dedicato a te" che ha fatto da imprinting alla nostra conoscenza del gruppo milanese. Quello che proprio non ci aspettavamo (non lo diciamo delusi, ma stupiti), invece, sono i versi audaci sparsi qua e là nei testi. I più potranno pensare che l'elemento di trasgressione che il rock ha in sé ne giustifichi il linguaggio, ma è curioso vedere come questi richiami al sesso siano presenti anche nelle canzoni più pop, come nel secondo singolo, per esempio, o in "Sani pensieri". Come a dire che lì dove non arriva l'elettricità delle chitarre a dare un tocco di ribellione, provvede il linguaggio "boccaccesco". Eccone, per i più curiosi, un piccolo assaggio: "Bevi la parte in me che ti sazia di più... e lecca la parte che si innalza e muore perché deve lottare per non farsi ingoiare" ("Per non farsi ingoiare"), "bailando sul mio ventre puoi chinarti per raccogliere il mio seme" ("In una notte d'estate"), "ho troppe turbe nella mia povera testa che, se fosse un genitale, la masturberei" ("Sani pensieri"). Nessuna morale nel sottolineare questo, naturalmente, ma solo una constatazione e un'"avvertenza per l'uso" che ai più puritani ptrebbe tornare utile. Per il resto, l'album suona bene ed è ben suonato e per essere il primo esame non c'è dubbio che i ragazzi siano ben preparati e idonei a passare alla prova successiva.

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