1. Dove il mondo non c'è più
2. Sto già bene
3. Tracce di te
4. Stavo seduto...
5. Segreti
6. Un giorno in più
7. Vuoto a perdere
8. Sogni da dimenticare
9. Alba
10. Faccia al muro
11. La nuda verità
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Francesco Renga
Tracce
recensione di Paola De Simone
Ecco la svolta. Non c'è più una band a fare da ombra alle assolate idee di Francesco Renga, ora è lui solo, con il suo potenziale e soprattutto la sua voce. Che non è il suo primo album da solista lo sappiamo bene, ma il suo debutto non ci aveva poi convinti di avere davanti un artista non oppresso da quel che era stato (leggasi vocalist dei Timoria) e poco propenso a mostrarsi per come invece si era scoperto. Ora tutto sembra più nitido. L'atmosfera che si respira ascoltando le undici "Tracce" è delle più tradizionali e, tra sperimentazioni e contaminazioni (sempre auspicabili e ben apprezzate) che caratterizzano i recenti lavori della generazione dei cantautori trentenni, un po' di consuetudine di qualità non guasta di certo. La voce di Francesco è il suo passaporto, particolare tanto da dare un taglio graffiante anche ai pezzi più lineari, garanzia di un buon viaggio all'interno della sua musica. Se la nostra impressione sia generalizzabile non possiamo saperlo, ma crediamo di non sbagliare nell'affermare che il primo ascolto non premia questo lavoro, che diventa una vera caccia al tesoro se solo gli se ne offre la possibilità. La prima perla l'abbiamo trovata soffermandoci su "Stavo seduto...", ovvero quel che resta delle giovanili illusioni, poi la ricerca ha portato i suoi frutti ascoltando i "Segreti" e i "Sogni da dimenticare" del giovane Renga. Ad entusiasmarci, però, è la traccia più aggressiva, quella che mette sotto accusa il sesso, nella sua versione più trasgressiva, dove il tradimento fa di una donna un "Vuoto a perdere". "Tracce" costringe Francesco a mostrare anche il suo lato più intimo, quello che lo ha portato a realizzare il delicato brano per la madre scomparsa, "Tracce di te" appunto, che abbiamo avuto modo di apprezzare nell'ultima edizione sanremese. Il titolo premia le aspettative e così anche "Alba" tiene alto il valore di questo lavoro, ma pensandoci, lo stesso si potrebbe dire della maggior parte dei brani che compongono l'album, compresa la breve ghost track che chiude il lavoro. Nessun pezzo, però, (lo ribadiamo) ci appare in grado di esprimersi al meglio senza un lungo e accurato ascolto. In quanto ai musicisti che hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro, è sufficiente citarli per intuirne il livello tecnico: Paolo Costa, Pino Saracino, Lele Melotti, Elio Rivagli e Umberto Iervolino, quest'ultimo tra l'altro coarrangiatore con lo stesso Renga. Insomma l'album è buono e suona bene, peccato solo che esca solo al minimo la solarità che Francesco è in grado in realtà di sprigionare. Chissà, magari sarà per la prossima volta.
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