1. Gli occhi del musicista
2. Morirò d'amore
3. La preghiera del matto
4. A un passo dalle nuvole
5. Lunga è la notte
6. Il matrimonio di Maria
7. Turnover
8. La confessione
9. Fuori piove
10. Uccidimi
11. La spina
12. Andiamo
13. Nessuno tocchi Caino
14. Primavera a Sarjevo
15. I naviganti
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Enrico Ruggeri
Gli occhi del musicista
recensione di Paola De Simone
A chi in questi giorni ci ha chiesto informalmente cosa pensassimo de "Gli occhi del musicista", nuovo arrivato nella discografia di Enrico Ruggeri, abbiamo risposto: "Ah, finalmente una boccata d'aria pura!". A chi ci ha chiesto, poi, un parere più approfondito abbiamo spiegato che questo neonato di casa Ruggeri è un concentrato di saggezza, ironia e profondità, il tutto accompagnato da scelte musicali variegate, che vanno dall'etno-rock allo swing, dal country al folk nostrano, al blues. Dicevamo saggezza, ironia e profondità: saggezza perché abbiamo trovato saggia (e onesta) la scelta di non uniformarsi a una tendenza che regna sovrana in questa epoca di coma discografico, che vuole lavori di veloce fruizione e, di conseguenza, spesso di dubbio spessore e qualità. Ironia, perché la voglia di non prendersi molto sul serio è sempre stata una costante nel repertorio di Ruggeri, e torna anche questa volta, condita da un grande cinismo, in canzoni come "Turnover", che citiamo con entusiasmo ritenendola tra quelle meglio riuscite del disco, che affronta il tema del "ricambio" in ogni settore (dal sentimentale al professionale) con frasi ben costruite su una base blues. Come sa essere ironico e tagliente nell'idea, allo stesso modo il brano sa svincolarsi dalla leggerezza dell'ironia e affronta anche temi molto duri, come l'abbandono degli anziani: "Ti torverai benissimo - canta Ruggeri - che mamma fortunata! C'è il posto per giocare a carte e il parco per la passeggiata. Io ti verrò a trovare se non sarò in vacanza. Non piangere che ho messo pure i fiori nella stanza". Anche questo scorcio di canzone ci ha suggerito la parola "profondità" per definire l'album, ma lo stesso impegno nei temi lo troviamo anche in altre tracce, come "La preghiera del matto", brano rock, dal testo a tratti struggenti ("Io sono il peso su coscienze poco attente alla vita - recita il matto in preghiera - opulente e sposate tra loro, sono la carta rovinata dentro alla partita, canto fuori dal coro... ma della voglia di morire chiusa in me io non chiedo perdono"). Si conferma, inoltre, anche in questo disco il talento di narratore di Ruggeri, che in più canzoni racconta di storie fatte di vita di gente semplice: c'è il soldato che torna dalla guerra in "Lunga è la notte", c'è il dolore per un amore non corrisposto che si amplifica durante la cerimonia delle nozze di lei nella marcetta intitolata "Il matrimonio di Maria" e, ancora, "La confessione" di un uomo che sfoga il suo lontano rimorso su una ritmata base country. Immancabili in un disco di Ruggeri anche le ballate d'amore, e così ecco canzoni come il delicato singolo "A un passo dalle nuvole", scritto in collaborazione con Luca Ghielmetti; la struggente "Morirò d'amore" e la sofferta "Uccidimi". Due discorsi a parte vanno, invece, fatti per "Gli occhi del musicista", che apre il disco e gli dà il titolo, e "La spina". La prima canzone è una descrizione dettagliata dei musicisti, definiti nel refrain come "rotaie oltre la linea di confine", ed è interessare leggere il testo come il risultato di un'accurata introspezione: "Il musicista rappresenta la tua vita che tu nascondi, poi accende un desiderio inconfessato e ti stupisci di pensare come lui". Il ritmo della canzone è serrato come lo è soprattutto quello di "La spina", un etno-folk a suon di fisarmonica, che ci riporta alla mente alcuni coretti alla Celentano; a nostro avviso il brano più bello del disco. A chiudere l'album sono tre bonus-track: "Nessuno tocchi Caino", "Primavera a Sarajevo" e "I naviganti", vecchie conoscenze che si fanno riascoltare con piacere. La fiducia che riponiamo in Ruggeri e nella sua lunga esperienza musicale, motivano a questo punto la nostra conclusione, che rubiamo al testo di "Nessuno tocchi Caino", con la dovuta sdrammatizzazione: "Tutto è compiuto perfettamente, oramai qui non si sbaglia quasi niente".
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