Anime in gioco
Quei favolosi anni '60
recensione di Vitaliano Della Penna
C'è ancora chi profonde i propri sforzi al fine di risolvere
l'annoso problema sintetizzabile nel quesito seguente: "E' nato prima l'uovo o la
gallina?" Come spesso accade, la risoluzione del dilemma trae vantaggio più da
considerazioni di ordine filosofico che scientifico. Non potendo abusare oltremodo della
pazienza di chi sta leggendo verrò tosto al dunque: è
stata la TV a comprendere l'importanza della musica o la musica a comprendere l'importanza
della TV? Ai posteri l'ardua sentenza, ma nel frattempo imbattiamoci
nell'ultima fatica discografica di Claudio Baglioni ovvero l'album intitolato "Anime
in gioco". Come si usa dire in queste circostanze, la fama del personaggio ci
esime da ulteriori approfondimenti sui trascorsi artistici del medesimo e la gloria che lo
precede in ogni dove ci consente dunque di rivolgere più attentamente la nostra
attenzione all'ultima sua proposta (o provocazione).
"Anime in gioco"
(Columbia, 1997) è un album che si presenta da solo fin dalla copertina costituita
da uno still life raffigurante un paio di stivaletti "stars and stripes"
rigorosamente anni settanta, calzati da ignoto ed adagiati sulla parte alta di un
televisore. Il messaggio è sufficientemente chiaro: in questo disco troverete molti
successi di due decenni orsono, che hanno molto a che fare con la televisione italiana di
quegli anni e che sono stati eseguiti nel programma di grande audience "Anima
mia". Ci si potrebbe legittimamente domandare: "Baglioni, ripropone
Baglioni?" . Eh, no!. L'amato Claudio si produce in un triplo salto con
avvitamento non già reinterpretando i suoi grandi successi bensì affrontando sigle di
programmi TV e di cartoni animati.
L'operazione non ha veramente nulla a che fare con la tendenza
musicale (e non solo) che tenta di restituire ai nostalgici ed alle nuove leve i suoni,
gli arrangiamenti e più in genere lo stile che fu dei già citati anni settanta. E
nemmeno si può affermare che Baglioni abbia raccolto l'esempio di tanti Djs e bands di
livello locale che già da qualche tempo si dilettano nel far ballare e nel suonare sigle
di cartoons. Piuttosto si è tentato, e mio avviso con successo, di eternare l'atmosfera
positiva respirata nelle puntate del programma condotto dal bravo Fabio Fazio.
L'effetto complessivo è davvero simpatico: la voce seria, calda
e sussurrata di Claudio che va a nobilitare brani quali "Heidi", "Orzowei",
"Ufo robot", "Nano nano" e altri, i duetti con Fabio Fazio (che tra l'altro canta anche bene mentre imita
le voci note della musica italiana), con i Cugini di Campagna,
con Alan Sorrenti, con Enzo
Jannacci, e ancora con Natalia Estada, con Cocciante, Vecchioni, gli Inti
Illimani, e addirittura con Sabina Ciuffini, Orietta
Berti nonché con Pietro Galeotti, Tommaso
Labranca e Guido Tognetti. Nella copertina
interna del CD Baglioni fa espressamente capire che l'album è nato un po' per gioco ed è
esso stesso un gioco.
Non fraintendetelo però: Claudio ha riarmonizzato ed arrangiato
a modo suo, vale a dire con impegno e originalità, ognuno dei venti brani per un totale
di circa 77 minuti di musica. Non solo: si è avvalso dei fedelissimi musicisti che lo
accompagnano solitamente nelle grandi occasioni e cioè Gavin Harrison, Paolo
Gianolio, Danilo Rea e Walter Savelli.
Per concludere direi che si tratta di un
disco da antologia (naturalmente non per i contenuti musicali) perché riesce a pieno nel
suo intento di guardare indietro nel tempo, nella musica e nel costume con la giusta dose
di autoironia e, nello stesso tempo, a lasciare una traccia di un incontro felice tra un
grande della musica italiana ed un uomo di televisione tra i più capaci.