1. E' mattina
2. Mi fai stare bene
3. Non vendermi
4. Quanto tempo e ancora
5. Cosa fai ragazza
6. Iris (tra le tue poesie)
7. Cattiva che sei
8. Il prato delle anime
9. Non cambiare tu
10. Adesso dormi
11. Il campione
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Biagio Antonacci
Mi fai stare bene
Biagio New Age?
recensione di Valerio Veleno
"E' un disco che mi rappresenta alla perfezione:
la copertina e' cosi' solare, il titolo non e' eclatante ma e' 'vero', perche' io oggi
concepisco la musica non piu' come un mestiere ma come una sintonia tra quello che sei tu
nella vita e quello che fai come mestiere."
Biagio Antonacci, lo "Sting bolognese", con questa frase riassume
forse meglio di chiunque altro il tipo di lavoro che "MI FAI STARE BENE"
rappresenta, se non fosse per la precisazione sul titolo. Semplice, semplicissimo e
proprio per questo pressoche' geniale.
La copertina e molte delle immagini del booklet evocano
indubbiamente una atmosfera NEW AGE.
Mentre il Robin Williams di "Al di la dei sogni" vola in un universo di fiori a
tempera e la maggior parte delle testate femminili spiegano come raggiungere la pace
interiore in 5 mosse, i piu' cattivi potrebbero sicuramente tacciare il prodotto di
seguire la moda solo per alzare le vendite. Se non fosse che il tanto sospirato equilibrio
perseguito dal nuovo "way of life" questo disco lo raggiunge! Per cio' che puo'
fare la musica s'intende (vi pare poco?)
Come? Attraverso l'amore. "MI FAI STARE BENE", TU mi fai stare bene.
Undici brani dal cuore quindi, ma con arrangiamenti, testi e melodie nelle quali il
cervello ha fatto sicuramente la sua parte. Spiccano, oltre alla canzone che da il titolo
all'album, "IRIS (tra le tue poesie)"
e "Quanto tempo e ancora".
Ma incontriamo anche altre belle canzoni, che sebbene meno pubblicizzate e meno
rappresentative dell'artista vale la pena di citare. "Adesso
dormi", per esempio, che a detta dell'artista ha impiegato sei anni
per nascere. "Il campione"
brano dedicato ad un grande personaggio; la differenza con pezzi del tipo
"Caruso" e molti altri e' che in questo caso non si e' voluta rivelare
l'dentita' del protagonista. Un disco molto "suonato", - basso (Mattia Bigia),
batteria (Cristiano Dalla Pellegrina), chitarre (Gabriele Fersini) e tastiere (Alessandro
Magri) - per un sound a meta' tra quel pop-rock garbato e soffuso a cui ci avevano gia'
abituato i precedenti lavori del cantautore, e il sapore di una maturita' artistica
che solo il tempo puo' dare.
New age? Forse, ma sicuramente nel senso
letterale di "NUOVA ETA'" per Biagio che fa tesoro della sua storia e ci regala
un album da ascoltare.
Perche' uno dei primi scopi della musica e' di farci stare bene.
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