1. Laila, Laila
2. Notturno indiano
3. La candela e la falena
4. Se Dio vorrà
5. Io canto la ragazza dalla pelle scura
6. La signora dai capelli neri ed il cacciatore
7. Ille mi par esse deo... un dio mi pare
8. L'ambasciata a Shiragi
9. Giovane per sempre
10. Ch'io sia la fascia
11. Lo straniero
12. La ballata del Fiume Blu
13. Il bacio
14. Donna di luce
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Angelo Branduardi
Altro ed Altrove
recensione di Paola De Simone
Allacciate le cinture. Si parte per un viaggio alla scoperta di mondi lontani, il comandante di volo, Angelo Branduardi, vi condurrà indietro nel tempo, alla scoperta di amori trovati e sogni perduti. Se lo vorrete, vivrete una favola incantata, non ora, non qui, ma "Altro e Altrove". Vi porteremo tra gli indiani d'America, in Nepal, in Afghanistan, in Africa, in Arabia, in Scozia, nella Cina e nel Giappone del 700, nell'Inghilterra del '500, in Irlanda, in Persia e sempre più lontano nel tempo, fino a spingerci all'80 a.C. Visiterete paesi lontani per cultura, lingua, tradizioni e profumi, eppure simili per passione, uniti dall'universale sentimento d'amore: unico motore di quest'insolita avventura. Anonimi, poeti improvvisati e un paio di professionisti - tali Shakespeare e Catullo - vi narreranno le loro storie d'amore, a volte tormentate, a volte serene, tra sentimenti e vibrazioni in cui potrete ricoscervi, perché immutati nel tempo. I testi, seppur semplici e chiari (grazie alla traduzione curata dalla Sig.ra Branduardi, al secolo Luisa Zappa), tradiscono la loro antica provenienza, chi mai oggi canterebbe: "sono perle in fila i tuoi denti bianchi" (da "Laila, Laila")? E ancora: "lei muove i suoi capelli come le piume del pavone che scuote le sue ali, ma non potrà mai volare" (da "Io canto la ragazza dalla pelle scura")? Potremmo continuare, perché le quattordici canzoni usano tutte lo stesso linguaggio arcaico, che i nostri stessi poeti hanno abbandonato da qualche secolo (potremmo considerare al pari le "canzoni" del nostro Petrarca). Per capire perchè Branduardi abbia scelto di affrontare - e di farci affrontare con lui - questo affascinante viaggio nel tempo, dobbiamo fare un passo indietro. Aveva vent'anni il Nostro, quando si trovò davanti una poesia di un anonimo, intitolata "Ch'io sia la fascia", fu amore, e da allora iniziò una collezione di poesie antiche, la cui particolarità e bellezza lo ha condotto oggi a musicarle, con la raffinatezza che il marchio Branduardi ha in sé. E naturalmente "Ch'io sia la fascia" non poteva certo mancare in questo lavoro, anche se non ci sentiamo di promuoverla a canzone più bella (vi diremo in seguito quali sono le nostre preferite). In quanto alla musica, non riscontriamo nessun cambiamento di stile rispetto al passato, perché tutte le composizioni sono riconoscibilissime, perfettamente in linea con i precendenti lavori dell'artista milanese. Tutti gli strumenti, poi, sono suonati dallo stesso Branduardi e da Carlo Gargioni (eppure sembra un'orchestra!), che insieme a Gianfranco Lombardi hanno anche curato gli arrangiamenti. Nel disco ci sono anche due voci femminili che lo arricchiscono: la soprano Cecilia Gasdia, che ascoltiamo in "L'ambasciata a Shiragi", e Maddalena Branduardi (sì, è proprio la figlia del "comandante di volo"), la cui "voce bianca" risulta perfetta per una canzone come "Ille par esse deo... Un dio mi pare" (l'unica non in italiano, ma in latino, fatta eccezione per il verso finale). Altro particolare che vale la pena evidenziare riguarda le immagini che accompagnano l'album, ogni canzone ha, infatti, ispirato un'illustrazione fatta dal pittore Silvio Monti, che ne dà a suo modo una colorata interpretazione. Personalmente non le troviamo molto suggestive, ma riconosciamo comunque ad esse un significato artistico. E, tornando al motore di questo viaggio, le canzoni, ci permettiamo di consigliarvene un paio, quelle che per noi sono le più meritevoli di attenzione. La prima è "La candela e la falena", che narra l'amore insensato e folle, appunto, di una falena per la candela: "Per amore danzo nel fuoco - si legge nel testo - la mia passione si spegnerà nella fiamma che consuma... Amo me stessa e la mia morte, con me arde il fuoco, non io nel fuoco". Altro bellissimo testo è quello di Catullo, in preda alla gelosia: «Mi pare un dio che siede accanto a te, occhi negli occhi, dolcemente tu ridi... Ed io mi sento morire, se ti guardo io, al mio cuore la voce manca». Sono lavori di recupero che hanno indubbiamente una grande importanza, soprattutto di questi tempi, in cui per parlare d'amore ci si affida spesso, e volentieri, solo a "tre parole".
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